Migranti, volti, storie e speranze: a Nardò un incontro tra il messaggio del Papa e la realtà del territorio
Dietro ogni migrazione non ci sono soltanto numeri, rotte o emergenze. Ci sono volti, storie, attese e speranze: vite concrete che interrogano la società e le comunità cristiane, chiedendo di essere riconosciute, ascoltate e accolte.
Da questa consapevolezza nasce l’incontro pubblico “Migranti, volti, storie e speranze. Dal Messaggio del Papa alla realtà del nostro territorio”, promosso dalla Parrocchia Maria Santissima Assunta – Basilica Cattedrale di Nardò e dall’associazione Farsi Solidali OdV. L’appuntamento è per martedì 29 settembre 2026, alle ore 19.00, nella Sala del Chiostro dei Carmelitani a Nardò.
L’iniziativa si colloca nel cammino verso la 112ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, accompagnata quest’anno dalle parole evangeliche: «Anche uno solo di questi bambini». Un richiamo che invita a guardare con particolare attenzione ai più piccoli e vulnerabili, spesso costretti ad affrontare viaggi, separazioni e condizioni di precarietà che compromettono il loro presente e il loro futuro.
Ad aprire l’incontro sarà mons. Giuliano Santantonio, parroco della Basilica Cattedrale di Nardò. Seguirà il saluto dell’avv. Maria Grazia Sodero, vicesindaca e assessora ai Servizi sociali della Città di Nardò.
Il programma prevede due interventi pensati per mettere in dialogo la prospettiva ecclesiale con l’analisi della situazione locale. Don Amleto Provenzano, direttore dell’Ufficio Migrantes della Diocesi di Nardò-Gallipoli, presenterà il Messaggio del Papa per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, aiutando a coglierne le sollecitazioni pastorali e la chiamata rivolta alle comunità cristiane.
Il prof. Antonio Ciniero, dell’Università del Salento, offrirà invece un approfondimento sul tema “Migrazioni in Puglia: dati, sfide e prospettive”, per leggere il fenomeno migratorio a partire dalla realtà concreta del territorio e dalle trasformazioni sociali che lo attraversano.
L’incontro vuole essere uno spazio di conoscenza e confronto, capace di andare oltre le semplificazioni e di restituire umanità a una questione spesso affrontata soltanto attraverso statistiche o contrapposizioni. Le parole di Gesù — «Ero straniero e mi avete accolto» — affidano infatti alla comunità una responsabilità precisa: imparare a riconoscere nell’altro non un problema da osservare a distanza, ma una persona con la quale condividere dignità, diritti e speranza.
La cittadinanza è invitata a partecipare.